Cenni di neurofisiologia

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Il prossimo articolo che scriverò, come sapete, riguarderà la depressione.

Un disturbo dell’umore molto debilitante.

Ci sono diversi disturbi dell’umore.

  • Disturbo distimico (Distimic disorder), al limite tra fisiologico e depressione
  • Disturbo bipolare (Bipolar disorder), che oscilla tra la depressione e la mania
  • Disturbo depressivo maggiore, caratterizzato da una “tristezza” patologica

Noi ci occuperemo di quest’ultimo.

Per quanto riguarda le cause che portano alla depressione (depression), ne abbiamo tre:

  • psicologiche, sociali
  • organiche
  • biologiche

Siccome non sono uno studente di psicologia o sociologia, mi risulta complicato darvi una spiegazione delle cause del disturbo sotto questo aspetto.

Farò quindi un breve accenno alle cause organiche e ci concentreremo di più sulle cause biologiche.

Dato che l’approccio del prossimo articolo sarà molto scientifico, prima di pubblicarlo, ritengo necessario spiegarvi come funziona il cervello – approssimativamente.

Vi avviso: non sarà semplice, ma neanche impossibile.

Non dovete vederla come una seccatura.

Ricordate che tutto ciò che imparate è a vostro favore: la conoscenza è un tesoro inestimabile che acquisite e io sono più che felice di condividerla con voi.

Lo faccio per pura passione e interesse verso certi argomenti.

Inoltre, ritengo che certe informazioni vadano divulgate; soprattutto perché, nell’ambito della depressione, c’è ancora molta confusione in giro.

Quindi, insieme e con calma, cominciamo a vedere come funziona quello che è in assoluto il mio organo preferito: il cervello.

CERVELLO: RISONANZA 3D SCOVA TRAUMI NASCOSTI IN FASCI NERVI


Il tessuto nervoso è costituito da vari tipi di cellule con nomi stranissimi: oligodentrociti, astrociti, ependimociti ecc.

Sono indubbiamente cellule essenziali per il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale, ma sono comunque cellule accessorie.

Ciò che a noi interessa è il neurone,la cellula più importante e funzionale del cervello.

Smi32neuron


Che ci crediate o meno, il nostro corpo funziona a corrente elettrica.

Siamo attraversati da vere e proprie scariche di elettricità, chiamate potenziali d’azione.

Per esempio, se adesso possiamo leggere questo articolo è grazie alla corrente elettrica che sta viaggiando attraverso i nostri neuroni.

Questa elettricità può essere misurata tramite l’EEG – elettroencefalogramma – uno strumento che permette di verificarne l’andamento.

eegimage


In linea di massima, quando l’EEG è silente, cioè non mostra più segni d’elettricità, significa che l’individuo è morto.

Questo dimostra che, senza questa elettricità, noi, in quanto essere pensanti, non potremmo esistere.

eeg_traces

I neuroni, per permetterci di pensare, di muoverci, di provare emozioni ecc. devono scambiarsi questa elettricità, come all’interno di un circuito pieno di fili elettrici.

Il “problema” è che i neuroni non sono uniti tra di loro direttamente.

Tra un neurone e l’altro c’è sempre uno spazio, un gap, un’interruzione.

Il luogo dove si verificano queste interruzioni si chiama sinapsi.

Prendiamo in considerazione due neuroni, nell’ambito di una sinapsi.

Il primo neurone, lo chiameremo “neurone A” o presinaptico, il mittente della corrente elettrica.

Il secondo, lo chiameremo “neurone B” o postsinaptico,il destinatario della corrente elettrica.

Questi due neuroni, A e B, fanno parte di una sinapsi e l’interruzione che li separa si chiama spazio (o vallo) sinaptico.

Il neurone A viene attraversato, in tutta la sua lunghezza, dalla corrente elettrica.

Quando giunge alla fine del neurone A, la corrente elettrica non può andare direttamente sul neurone B, perché c’è lo spazio che li divide.

Per fare passare la corrente da A a B, il neurone presinaptico si fabbrica una sostanza chimica, una molecola, che si chiama neurotrasmettitore.

Per usare una metafora: dato che il neurone A è il mittente, il neurotrasmettitore è la busta dentro cui è presente il messaggio da mandare al neurone B, che è il destinatario.

Il passaggio della corrente sul tratto terminale del neurone A provoca l’espulsione del neurotrasmettitore nello spazio sinaptico.

Usciti dal neurone A, i neurotrasmettitori si legano a particolari recettori presenti sul neurone B.

Il legame tra il neurotrasmettitore, liberato da A, e il recettore, presente su B, attiva una serie di meccanismi che determinano degli effetti sul neurone B.

Cosa s’intende per “effetti”?

Ebbene, i neurotrasmettitori sono di due tipi:

  • eccitatori: se il legame tra neurotrasmettitore e recettore rigenera la corrente.
  • inibitori: se il legame tra neurotrasmettitore e recettore spegne la corrente.

Se viene rigenerata la corrente l’effetto è eccitatorio: il neurone B viene attivato, si “sveglia”.

Se viene spenta la corrente l’effetto è inibitorio: il neurone B viene inattivato, si “addormenta”.

Quindi i neurotrasmettitori, a seconda della loro natura, si comportano come degli interruttori: possono o accendere o spegnere i neuroni.

Tra i neurotrasmettitori eccitatori ricordiamo: la serotonina, la dopamina, l’acetilcolina, la noradrenalina e il glutammato.

Tra i neurotrasmettitori inibitori: il GABA e la glicina.

Nell’immagine qui sotto potete vedere in maniera visiva il meccanismo che ho appena spiegato.

Sinapsi

Rimane un ultimo concetto, fondamentale, da capire.

I neurotrasmettitori sono interruttori: accendono o spengono, spengono o accendono, ma non possono fare altro, non possono “automodularsi”.

Per esempio: se un determinato neurotrasmettitore viene liberato dal neurone A, gli effetti sul neurone B continuano fino a quando il neurotrasmettitore non scompare dallo spazio sinaptico.

Quindi, se si vuole fermare un effetto bisogna pulire lo spazio sinaptico e ci sono tre modalità per farlo:

  1. Il neurotrasmettitore, presente nello spazio sinaptico, viene distrutto da particolari enzimi.
  2. I recettori, presenti nel neurone B, vengono inglobati all’interno di B.
  3. Il neurotrasmettitore, presente nello spazio sinaptico, viene ripescato dal neurone A per poi essere riutilizzato in seguito.
reuptake


Questa terza modalità è la più utilizzata, perché consente di risparmiare molta energia al neurone A – in gergo si definisce reuptake del neurotrasmettitore.

Il reuptake è mediato da particolari proteine presenti sul neurone A.

Ricordiamoci di questo “reuptake”.

Perché ho voluto raccontarvi tutte queste cose?

Perché la comprensione di questo articolo vi consentirà di avere quella conoscenza necessaria per capire i meccanismi molecolari che intervengono nel disturbo depressivo maggiore.

Nel prossimo articolo analizzeremo la depressione da un punto di vista clinico e neuroscientifico.

Faremo un viaggio nel tempo, per capire come si è arrivati alla conoscenza delle cause biologiche che determinano questo disturbo.

Infine, vedremo che esiste una correlazione netta tra ciò che accade all’interno del cervello e i sintomi della depressione.

Vi aspetto quindi al prossimo articolo che cercherò di pubblicare il prima possibile.

Un saluto.

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