Capitolo 4 – Pavia

Settembre, 2010


Mi ero rassegnato all’idea di non diventare medico.

Dopo tutto, se avevo fallito per due volte consecutive, significava che non era destino.

Avevo bisogno però di un cambiamento netto, qualcosa che avrebbe dato un senso a ciò che facevo nella vita.

Notai che, standomene a Parma, le mie potenzialità non riuscivano ad emergere in nessun modo.

Dedussi che uno dei motivi principali era rappresentato dal fatto che vivevo ancora con i miei.

Ero cioè affetto da una sorta di sindrome del nido; dovevo imparare a volare da solo.

Per cui scelsi di cambiare città e trasferirmi a Pavia, per continuare il mio percorso in ambito farmaceutico.

Essendo affetto dalla sindrome del nido, inizialmente fu difficile abituarsi al cambiamento di città, ma il tempo è capace di cose inimmaginabili e ben presto mi abituai.

Nella nuova facoltà conobbi E., una ragazza affascinante – finii inevitabilmente per innamorarmene.

La relazione con E. fu per me particolare, passionale e sofferta; in compenso, però, eravamo molto uniti, soprattutto nello studio.

L’avventura universitaria a Pavia fu carica di soddisfazioni personali.

Dal punto di vista dello studio ero diventato una sottospecie di mostro e i risultati non tardarono ad arrivare: ogni esame dato era un 30 e lode e, per alcuni colleghi, diventai presto una “leggenda”, un punto di riferimento da seguire.

Tutte queste soddisfazioni mi portarono a riflettere su alcuni dubbi:

«Come mai, se sono così eccellente nello studio, non riesco a entrare a medicina?»

Sapevo benissimo che non avrei mai più rifatto il test di ammissione a medicina, ma quella domanda continuò a turbarmi per molto tempo.

Comunque, dopo la sessione d’esami di giugno/luglio ed altrettante soddisfazioni universitarie, arrivò finalmente l’attesa estate.

Agosto 2011

Andai a trascorrere le vacanze in Calabria, dai miei parenti.

Ogni parente che incontravo mi poneva la stessa, identica, domanda:

«Quindi a settembre non riprovi il test?»

E la risposta era sempre la stessa:

«No, ormai no, poi Farmacia mi piace molto.»

Sembrerà strano ma, nonostante la convinzione che ostentavo, non ero convinto nemmeno io di quella risposta: c’era qualcosa che mi frullava per la testa e non capivo bene di cosa si trattasse.

Ad ogni modo, non vedevo l’ora di tornare a Pavia, per rivedere E. e cominciare un nuovo anno universitario: fu veramente uno dei periodi più belli della mia vita.

Ma, come si sa, spesso il destino è determinato da una serie di avvenimenti, assolutamente indipendenti, che, sommandosi insieme, finiscono per cambiarti la vita.

Fu quello che accadde a me, in un’afosa giornata d’inizio agosto, mentre ero in spiaggia.

Quel giorno, accesi il cellulare, aprii Facebook e per puro caso, in un momento assolutamente casuale della giornata, lessi casualmente lo “status” di una mia collega di farmacia.

Sarebbe bastato un nulla – avrei potuto scordare il cellulare a casa, non aprire Facebook in quell’istante, non leggere quello status particolare – e tantissime cose non sarebbero mai accadute.

Lo status diceva semplicemente:

«E adesso: sotto a studiare per il test di ammissione!»

In seguito alla lettura di quelle parole, la mia vita cambiò.

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