Capitolo 7 – Nel limbo dell’attesa

La settimana successiva al test, nella mia mente, si verificò un fenomeno di dilatazione temporale.

Le ore si erano trasformate in anni e i giorni in secoli.

Passavo le giornate a ricontrollare le risposte e a calcolare il mio ipotetico punteggio.

Ogni mattina, appena sveglio, mi collegavo al sito del ministero e schiacciavo in maniera compulsiva il tasto “F5”, sperando che uscissero i risultati definitivi.

Niente, nulla di nuovo.

Quelle giornate erano interminabili.

Ero in un limbo: quello dell’attesa, della speranza, dell’inconsapevolezza.

Dovevo fare qualcosa, non potevo continuare così.

Andai su Youtube e cominciai a guardare tutti i film possibili, cercando una fonte di distrazione.

Poi, per quanto infinite, anche quelle giornate passarono.

Immagine
Salvador Dalì, La persistenza della memoria

La mattina in cui uscirono i risultati andai su Facebook e lessi il messaggio di una collega:

«Andre, sono usciti i risultati, non sono entrata, a te com’è andata?»

Non le risposi.

Mi collegai immediatamente al sito del ministero e schiacciai F5.

Mi apparve la casella di “login” dove inserire i dati personali.

Presi il foglio che li conteneva e cominciai a inserirli – mi tremavano vistosamente le mani.

Una volta inseriti i dati, mi bastava premere il tasto “invio” e avrei conosciuto il mio destino.

Non schiacciai subito, aspettai qualche istante.

Volli essere rispettoso nei confronti di ciò che si celava dietro la pagina del login: c’era la verità sul mio futuro.

Poi mi decisi e schiacciai velocemente, senza pensare.

Vidi il risultato, era lì, davanti i miei occhi, inconfutabile.

Tutto ciò che ricordo è che, alla vista di quel risultato, il tempo si fermò.

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